AUTHOR: MonyTaylor
TITLE: La tempesta fuori e dentro
PAIRING: evocated Frian

RATING: PG S
DISCLAIMER: Brian May, Roger Taylor e Paul Rodgers non sono di mia proprietà
NOTE: “belino” è la versione genovese di “cazzo” XD
«Ed ecco Paul, ora ci siamo tutti e possiamo iniziare a parlare»
Roger era seduto sul suo divano in pelle nel suo salotto. Aveva deciso forse lui per primo di ricominciare e non ci vedeva niente di male. Freddie…. Sì lui sarebbe stato contento, all’ultimo lo diceva sempre di continuare.
Brian era seduto sulla poltrona, Roger si era accorto fin da subito che qualcosa non andava, ma l’amico di una vita non parlava, così preferì non insistere pensando che era tipico della sua natura esser un po’ strano a seconda del tempo in cielo.
Paul, oh Paul era un uomo straordinario, presente e pronto a dar una mano a tutti sia in segno del rispetto che provava da sempre nei confronti di Freddie sia per l’amicizia che lo legava a Brian e a Roger.
Arrivò vestito come al suo solito: pantaloni di pelle nera e maglia bianca, il tutto attillato. Stupì talmente tanto Roger che, seduto come un lord, lo salutò dicendogli:
«Allora rockettaro, siediti sul divano, ma attento a non farlo in modo tranquillo, non vorrei mai che ti si strappassero i pantaloni nel culo»
Della battuta risero i due, mentre Brian abbozzò un sorriso.
«Dunque mi avete chiamato per una cosa sicura?»
«Sì. Abbiamo intenzione di far un cd, un nuovo cd dei Queen»
Roger era tutto preso dall’iniziativa, si versò un po’ di vodka nel suo bicchiere e poi posò la bottiglia appena aperta di nuovo sul tavolino facendo segno agli altri se ne volevano un po’.
«Grazie me la prendo da solo. Allora bene, illustratemi i vostri progetti. Io sono un po’ preso dalla tournee da solo, comunque sarò felice di aiutarvi se possibile»
Roger cominciò a parlare in generale, gli occhi gli brillavano ancora come una volta, quando con i capelli lunghi iniziava l’avventura assieme ai suoi tre compagni, uno più volenteroso e un po’ insicuro dell’altro.
Brian taceva. Guardava la scena, i due che discutevano e si sentiva un vuoto dentro. Pensò che doveva parlare, non era educato starsene lì così. Da quando era entrato Paul l’aveva solo salutato. Decise di versarsi un po’ di vodka, berne un sorso e cacciar giù persino tutta quella tristezza che lo avvolgeva.
«…e poi c’è la nuova canzone. Guarda Paul, sono proprio orgoglioso, non per dire, ma non pensavo di farne già una così bella. Pensa che volevo metterci tipo un’introduzione di batteria, cioè alla “tum-e-tup bun” poi magari entra Brian e ci fa una scaletta “nia-na-va-uaaaa” cioè sempre più in alto e poi tu che cominci a cantare con decisione. Per me può andare, che ne dici?»
Paul era sempre più perplesso, Roger era partito in quarta, aveva cominciato già a parlar a monosillabi cercando di imitare il suono degli strumenti e veniva fuori solo un gran pastone. Chissà cosa gli girava in quella testolina forse tinta talmente tante volte da sbiancargli pure il cervello… Però era volenteroso, pieno di iniziativa e, soprattutto, pieno di voglia di continuare. Freddie ne sarebbe stato contento, sicuramente.
Paul si voltò, Roger continuava a parlare, non la smetteva un attimo e dato che lui non capiva un beneamato belino di ciò che voleva esprimere gli muoveva la testa in segno di affermazione giusto per dargli il contentino e intanto pensava ai fattacci suoi.
Brian era lì, ancora lì. Aveva bevuto ormai tutto il suo bicchierino, sorso a sorso, e la faccenda non era cambiata, non era cambiata per niente.
Gli sguardi di Brian e di Paul si incrociarono e senza parole si chiesero cosa non andasse. Brian fu il primo a distoglier lo sguardo, era lui che non andava.
«No, ma hai capito Paul? Cioè prova a farmi un acuto, cioè giusto per sapere se puoi tenerlo e fino a quando puoi andar in alto senza distorcere»
Paul si voltò guardando Roger che ancora fantasticava. Lo guardò cadendo dalle nuvole e poi gli disse:
«Roger sarebbe meglio che prima scrivessi una partitura, così non è molto chiaro»
Il batterista rimase in silenzio, aveva parlato così tanto per sentirsi dire quelle cose? Si voltò allora verso il chitarrista sperando che gli desse anche solo un cenno d’intesa.
Brian invece in quel momento si trovò addosso gli sguardi dei due e il silenzio incombeva.
«Lasciate perdere tutto! È una cazzata»
Paul sgranò gli occhi, mentre Roger con fare irritato gli disse:
«No, ma scusa, cioè prima ti andava bene. Che hai ora? No perché se è per il tuo inizio cioè la mia era solo un’idea, però lo sai che alla fine puoi fare come ti pare, secondo me ci stava come effetto perché il“nia-na-va-uaaaa”»
Non finì nemmeno di parlare che Brian era già in piedi e diceva ora con più voce:
«Lasciate perdere, è inutile, lui non riuscirà mai a fare l’acuto che pensavi tu e ci faremo tutti una gran figura di merda»
«Ma insomma Brian smettila, che ti è venuto?»
«Niente Roger, hai ragione, non dovevo nemmeno venire, adesso me ne vado»
Detto ciò si alzò in piedi e se ne andò. Paul e Roger rimasero stupiti, non era da Brian far delle cose del genere.
«Lo vado a prendere io. Non voleva offenderti»
«No, ma tranquillo, alla fine ha ragione»
Roger si alzò in piedi e uscì dalla sala andando nel corridoio. Trovò Brian appoggiato alla porta con il volto tra le mani che piangeva. Pareva un bambino ed era da tanto, da anni che non lo vedeva così.
«Brian cos’hai?»
«Oh Rog non ce la faccio. Pensavo, ma mi sono illuso. Lui, Freddie… Rog stiamo sbagliando tutto, nessuno può sostituirlo»
Roger nella penombra abbracciò lo stangone e gli disse:
«Lo sai che non è così. Smettiamola di legarci a lui, non lo vorrebbe. Anche a me manca tanto, però non possiamo farci niente»
Brian si era fatto abbracciare, di solito non era così tenero con gli amici, però quella era una volta speciale.
«Piuttosto dimmi cosa c’è, raccontami, ti conosco troppo bene per sapere che non sono fattacci tuoi, che non è un semplice litigio in famiglia o una voglia di lasciar perder tutto. Cristo Brian, lo sappiamo tutti e due che questo progetto è stato fortemente voluto proprio da noi! Non ci credo che ti tiri indietro proprio adesso»
L’uomo si asciugò le lacrime e, ripreso in un qualche modo il suo contegno tipico, disse:
«Hai ragione Roger, è che mi è venuta in mente una cosa»
«Be’ se è solo quella dilla, e che diamine non vorrai mica vergognarti con me?»
Come cazzo faceva Roger a esser sempre così pieno di vivacità e voglia di continuare? Brian lo invidiava per quello, lui non riusciva ad esser così. Chissà, forse era legato al fatto dei segni zodiacali, Roger era un leone, quindi dotato di una personalità forte e determinata, mentre lui era un cancro e pertanto lunatico e alle volte malinconico, sentimentale e insicuro…
Sta di fatto che nel mentre pensava quelle cose Roger lo aveva di nuovo trascinato in sala da Paul che intanto si era alzato in piedi e guardava con le mani dietro la schiena tutti i premi che Roger aveva con cura dentro un mobile. Erano tutti lucidati e splendidi, doveva andarne proprio fiero!
«Dicevamo… Scusaci Paul, è stato solo un momento. Ora ritorniamo a parlare»
Si sedettero di nuovo e Brian questa volta iniziò.
«Scusatemi, non è che possiamo rimandare a un’altra volta questa discussione? Oggi non mi sento tanto bene»
«Santo cielo Brian cosa c’è?»
Brian guardò fuori dalla finestra e il cielo era buio, pioveva e lui iniziò a parlare:
«Il fatto è che… Freddie… Oh Freddie diceva sempre che bisognava confidare tutto a tutti, diceva che un gruppo vive proprio per questo, perché ci sono tante menti che lavorano assieme, ognuna capace di fare, di produrre e tutte legate fortemente tra di loro»
Paul non capiva dove stava andando a parare, ma non interferì, Roger bevve un altro goccio di vodka e ascoltò il chitarrista che, sempre continuando a guardar fuori dalla finestra, continuò apparentemente cambiando discorso:
«Era un giorno così, tempestoso e freddo. Io ero arrabbiato perché non riuscivo a far un passaggio e poi non mi sentivo bene con quel tempo. Freddie finite le prove mi venne vicino e mi chiese quale fosse il problema. Lui aveva sempre un certo modo di fare… Gli confidai che avevo litigato con mia moglie, sembrava che quella fosse proprio l’ultima volta… Lui mi disse che se mi fossi sfogato sarei stato bene»
Roger conosceva Freddie, tante volte avevano discusso, perfino a notte fonda, però era stato davvero rilassante e divertente.
«Gli ho raccontato tutto quanto e per farlo non mi resi conto che ci impiegai un po’ troppo tempo. Alla fine eravamo a casa sua ed era notte… Erano le 11 e lui era rimasto ad ascoltarmi e a consigliarmi. Stavo bene in quel momento e guardando l’orologio mi scusai dicendogli che me ne sarei andato»
Brian in quel momento sospirò e fece fatica a raccontare che Freddie con fare quasi felino e tanto dolce gli propose di dormire da lui, magari accanto a lui e non c’era niente di male, lui era sposato e sapeva che Freddie era un tipo che amava sia uomini che donne, ma non era un problema.
Abbassò lo sguardo e disse ancora:
«Spense la luce e io mi coricai accanto a lui, poi Freddie si accoccolò vicino a me e mi disse che aveva bisogno di coccole. Io non capii e lo abbracciai, ma poi…»
Alzò il capo Brian e sia Paul sia Roger erano terribilmente incuriositi. Lui si sentì un po’ a disagio, ma lo incitarono a continuare la storia e ormai non si poteva più tirar indietro. In quel momento un tuono ruppe il silenzio e Brian continuò:
«Freddie non aveva veramente sonno, mi venne addosso e sentii le sue labbra premute sulle mie. All’inizio cercai di frenarlo, io non volevo, non sapevo… però poi ho sentito il suo corpo e ho pensato alla mia situazione e ho chiuso gli occhi abbandonandomi a lui. Era buio, fuori infuriava il vento e Freddie era delicato e tranquillizzante, mi accarezzò e mi disse che non c’era niente di male. Io avevo paura, non avevo mai provato e… Dio non l’avrei mai fatto!! Però poi è successo ed è stato così piacevole…»
Paul sentendo quel racconto stava per alzarsi ed andarsene, ma Roger gli diede una pacca sul petto come segno imperioso di starsene lì seduto e di star zitto che probabilmente anche lui almeno una volta aveva desiderato esser nel letto assieme a Freddie, da soli.
«È durato poco, cioè l’atto vero e proprio non molto, io non ero preparato e Freddie lo capì subito non sforzando, ma poi mi feci prender dalla situazione e tutto fu dolce e amaro allo stesso momento, tipico di ogni cosa che faceva Freddie... Quando mi risvegliai il giorno dopo Freddie era in piedi che vagava in mutande per la casa, mi guardò e fece finta di niente, sapeva che io non avrei voluto che se ne parlasse in giro. Così è finito tutto nell’oblio… o così pareva»
Finì il suo racconto e Roger si ricompose, non poteva dire che pure lui e Freddie… anzi lui e Freddie erano stati più di “occasionali amanti”, ma quella era un’altra cosa.
Paul rimase zitto, un po’ scettico, cadde di nuovo il silenzio e Roger prese la parola:
«Freddie era unico. Fai tesoro di quell’esperienza Brian, soprattutto se ti è piaciuta. Piuttosto potremo tornare al nostro discorso… che ne dite di»
Continuò il suo discorso e apparentemente quella parentesi andò archiviata. Brian solo guardò ancora una volta la finestra e nel turbinio della tempesta gli parve di veder un’ombra, Freddie… ma forse era il bicchiere di vodka che non era più abituato a bere…
“Freddie I still love you” fu l’ultimo pensiero di Brian prima di impegnarsi a discutere assieme a Roger e a Paul del cd che dovevano registrare.